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Parlatemi d'amore

Massimo Bettetini

È importante affrontare questo tema; molti ne parlano, ma la situazione è grave, perché c'è di mezzo il futuro di intere generazioni.
Però è altrettanto importante affrontare l'emergenza educativa con ottimismo, perché tutti, in fin dei conti, siamo armati di buona volontà e desideriamo capire cosa sta succedendo, oggi, ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti.
Ultra Flex Sneaker First Take Navy Infilare Skechers Donna Blu Innanzitutto vedremo "perché" se ne parla.
In secondo luogo affronteremo la "fenomenologia" dei giovani, proponendo esempi forse paradossali, ma attuali.
In fine analizzeremo insieme quali sono le "vie d'uscita" da una situazione complessa.
L'interesse per l'argomento, e le discussioni conseguenti, spesso esplodono quando suona l'allarme perché il figlio o chi sia commette qualcosa per cui i genitori si sentono narcisisticamente frustrati nel loro ruolo, o seriamente preoccupati per un qualcosa che pare sfuggire di mano, o per comportamenti troppo trasgressivi.
Gli allarmi dovrebbero essere preventivi, come ci ha insegnato anche don Bosco, proponendo il sempre attuale metodo preventivo.
Trasgredire è ammesso, secondo taluni genitori, perché anche loro vi si identificano; ma a tutto c'è un limite. Questo fa pensare a chi pone tale limite, e, non divagheremo [1], perché non ne è questa la sede, anche al quid del ruolo dei genitori, madre e padre, uomo e donna, maschio e femmina.
Non è indifferente parlare anche di chi abbia un ruolo pedagogico (l'insegnante, l'amico più grande, il tutor, il direttore spirituale, chi sia) e debba triangolare con i genitori per il bene della prole: deve offrire il suo aiuto, ma non deve sostituire la coppia genitoriale, né la coppia deve delegare a terzi il suo compito.
I ragazzi che crescono, al di là dell'età (i tempi di crescita si differenziano sempre più) si sentono grandi. Quando cercano di emanciparsi dalla famiglia, diventa stringente il riconoscimento da parte del gruppo e dell'altro in genere; non ce la fanno, non ce la fanno proprio, senza.
Anche agli adulti succede questo. Grandi o piccoli, è difficile prendere le distanze dal bisogno di approvazione che attanaglia e paradossalmente nega la libertà desiderata [2].

Verso la discoteca

Nascono forme sbagliate di "stare insieme" e la necessità di riconoscersi nella trasgressione, termine che piace. Ma chi trasgredisce (questo è importante, se colto nella sincerità) cerca di trovare il centro di sé, allontanandosene.
Sono mosse quasi invisibili tranne a chi è disinteressatamente attento alle dinamiche giovanili. Nascono i gruppi da Stadio, dove non è possibile stare soli; ogni azione è legittimata dalla politica del gruppo, che detta legge. Trova terreno fertile il bullismo. In questo fenomeno, per nulla nuovo, devono esplicitamente identificarsi il carnefice e la vittima: l'Io diventa carnefice, e, liquefacendosi nel gruppo, cerca di mettere a tacere la coscienza; la vittima, accerchiata, non ha scampo.
Take Sneaker First Blu Infilare Ultra Donna Skechers Navy Flex Ci troviamo dinanzi a riti moderni che hanno bisogno di un luogo fisico per essere celebrati e consumati. I gruppi da Stadio lo trovano negli stadi, per poi traslocarsi durante la settimana. Il bullismo trova il suo luogo per eccellenza nella strada.
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C'è un terzo luogo che ha preso piede, e oggi non solo tra i giovanissimi, ma anche tra i quarantenni e oltre: la discoteca.
Le discoteche denotano il luogo della fuga, del divertimento fine al mistero perché esco da me, e posso assumere sostanze che producono artificialmente l'oblio di me stesso. Molti liceali vanno in discoteca il venerdì, il sabato e la domenica. Fino al martedì, di solito, riferiscono, le orecchie fischiano, il mercoledì si è ancora un po' rintronati, il giovedì si respira, e il venerdì si ricomincia.
La vera e tragica domanda è: perché ci si odia, perché ci si disprezza tanto?

Disco, alcool, droga

Uno dei problemi seri delle discoteche (e qui vogliamo parlare di tutti quegli ambienti dove sia possibile lo sballo che trasgredisce) è che, finito l'impasticcamento acustico, visivo psichedelico, farmacologico, finisce tutto. E l'Io resta solo con la sua solitudine.
Se la full-immersion non accontenta più è anche meglio morire, perché la morte può essere "vissuta" come una grande avventura. Ed è quel che accade.
Ci troviamo evidentemente di fronte ad un travisamento totale delle scale valoriali, per cui davvero nel ragazzo, nella ragazza
La prova discoteca-alcool-droga diventa esperienza dell'assoluto.
Vi son di mezzo troppe vite umane. Le droghe che girano per le discoteche sono tante e non tutte producono lo stesso effetto, né tutti vi sono costretti; parliamo della più conosciuta: la coca, che per certi versi è anche la più facilmente reperibile.
La coca, cioè la cocaina, provoca, tra le altre cose, un senso di onnipotenza, ossia di poter superare i limiti, che spariscono dall'orizzonte, e fornisce le energie nervose per cercare di tradurre in pratica sogni d'azzardo.
Oggi le fabbriche d'auto costruiscono macchine molto veloci, cui si aggiunge l'ottundimento dell'alcool. All'uscita dalla discoteca, chi guida è felice di possedere la macchina e di poterla lanciare, perché risponderà ai suoi desideri. Ma così non è. La macchina accelera, e il muro è di cemento; fino ad un attimo prima si stava provando la grande avventura della morte, ma l'attimo della morte disorienta, perché la morte non la si vede: la morte la si vive, una sola volta, senza possibilità di tornare indietro, senza possibilità di replica [3].
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La necessità dell'evasione si esplicita in molte esperienze; un certo tipo di musica, l'alcool, gli psicofarmaci. Anche il "non pensare" è un rifugio; e la droga.
Drogarsi vuol dire rispondere a un bisogno profondo in modo sbagliato.
Gli adulti devono riconoscere questo bisogno. Ci sono droghe pesanti e droghe leggere; tutte sono nocive e ledono il cuore più profondo della persona, la sua consapevolezza, la capacità di instaurare dialoghi significativi. L'esito è una solitudine ancora più grande, e fonte di sofferenza.
Per lenirla si va incontro ad un altro stato, ove la ricerca di fuga è più nascosta, apparentemente più bella e significativa: la solitudine a due, malamente interpretata.
Nell'incontro di coppia, gli altri non ci sono: è ricercata la momentanea esclusività del dialogo, che è un controsenso perché l'esclusività rimanda di per sé all'eternità, e non al momentaneo.
Nella solitudine a due così mal interpretata, l'esperienza affettiva è luogo di evasione ed isolamento.
Malgrado tutto, in questo articolato itinerario che stiamo percorrendo, superiamo le barriere del sensibile, perché siamo alla ricerca del bello.
Nasce la malinconia del bello, che è scomparso dall'orizzonte esistenziale. Anche nella solitudine a due è cercato il bello, ma ne è più facile la scimmiottatura che ricaccia nella solitudine e allontana dal vero bello.
Compare quella che possiamo definire attrazione maledetta, perché è solo lo stupendum ad attrarre (ciò che fa stupire, che mi perturba) in una qualsiasi delle sue manifestazioni, e ciò che fa stupire varia a seconda di come posso, in me, decodificare le sensazioni, le emozioni, che lo stupendum provoca. Senza decodificazione del vero che è l'autentico stupendum.
La sensazione diviene regina; la realtà è trovata e assolutizzata solo attraverso la sensazione.
Talvolta si arriva al punto (non è questione solo giovanile), in cui l'attrazione maledetta diviene una calamita ingestibile. Malattie come l'AIDS possono inconsciamente attrarre. Perché l'AIDS [4] prende tutto, tutto di me. Il sacrificio di sé attrae nella sua chiave maledetta perché nichilisticamente proteso al nulla.
Non nella dimensione ben diversa di dono di sé che ricolma di senso perché ontologicamente ed esistenzialmente proteso a un Tu che a sua volta mi colma di pienezza.
I giovani accettano la roulette russa dell'AIDS, nel senso che molti fanno poco per non infettarsi, così come la classe intellettuale sta facendo altrettanto poco per costruire una vera cultura anti-AIDS. Ma al contempo non vedono come muore e come soffre un malato di AIDS.
È interessante, dopo questa carrellata, per altro incompleta, chiederci quali ne sono gli esiti.
L'esito è uno, ed è sempre lo stesso: la solitudine. Sono solo e non so a chi comunicare, ma (peggio) non so cosa comunicare.
Constatiamo l'incapacità di comunicare il proprio stato d'animo e l'incapacità di chi dovrebbe ascoltare.
Immediatamente prima e durante la pubertà, nascono gli slanci del cuore e fiorisce la sessualità. Ma se la corrente che trascina è quella appena percorsa, come accade a tanti, ci troviamo dinanzi a un grave salto: i giovani, rapidamente, hanno già fatto tutto, ma non hanno ancora amato niente.
Dinanzi a tutte queste cose ci vuole una rivoluzione, perché tutte queste cose turbano, e si apre un circolo vizioso dove l'affettività non funziona più, si ribella e non accetta la formula secondo cui io Ti desidero, ma non Ti amo. Perché anche Tu mi desideri, desideri una parte di me, ma non mi ami nel mio tutto, e allora meglio farla finita, con te e con tutti.

Ascetismo

Flex Infilare Skechers Navy First Ultra Donna Blu Sneaker Take Ci vuole una rivoluzione d'amore con "paletti" che sappiano dire cosa vuol dire amare. Con pazienza è necessario mettersi a cercare gli strumenti tramite i quali sia possibile comunicare ad un livello pari.
Tali strumenti, la fenomenologia giovanile ce lo grida, possono essere musicali e non musicali. Il piercing è un luogo linguistico che l'adulto può saper cogliere senza imitare. Non è la stessa cosa farsi conficcare un chiodo (di questo si tratta) in un orecchio o nel naso.
Abbiamo accennato alla nostalgia del bello; il giovane vive una regressione adolescenziale, vera nostalgia del cuore, e sembra dire: "voglio la mia mamma". La vuole davvero e gli adulti devono prestarvi attenzione.
First Ultra Flex Skechers Sneaker Donna Blu Take Navy Infilare I preadolescenti avvertono il bisogno del "ritorno a casa". Sono momenti simili alle regressioni del bambino piccolo, quando ricomincia sempre da capo perché vuole essere sicuro di aver raggiunto un nuovo piolo di crescita.
Anche da questa indecisione prende vita l'ascetismo dell'adolescente, che dice non voglio più niente, e si chiude. Così inteso, evidentemente, è un ascetismo malato. Guidato, invece, può divenire ricco di contenuti e rigenerante. Altrimenti l'emozione resta l'unico elemento di decodificazione della realtà, e contrasta con il senso e con la ricerca di senso.
La persona in crescita sviluppa una spiritualità propria; sana, se seguita, aiutata, incoraggiata. In questa fertilità affettiva può nascere la capacità di progettare con un altro/a la vita.
L'incapacità progettuale è una delle caratteristiche della crisi familiare odierna. I due Io che si incontrano sembrano divenuti incapaci di dire Tu, e l'Io è meno Io se non è riconosciuto come Tu unico, irripetibile e inalienabile. La coppia diventa incapace di dire Noi.
Il figlio, come ha sempre sostenuto don Oreste Benzi, soffre di più per la separazione dei genitori che per la morte di uno dei due.
Importante diventa comprendere quale amicizia instaurare con i figli. L'amicizia deve essere profonda, ma non deve mai andare a scapito dell'autorevolezza. Se i genitori riescono a mantenere viva l'autorevolezza, anche se incorreranno in più o meno evitabili errori pedagogici, per sempre saranno "papà e mamma" nella mente e nel cuore dei figli.
I genitori di pari sesso devono spiegare le funzioni sessuali ai figli, un poco alla volta, sapendo mantenere quel poco di mistero molto utile al bene della prole. Spiegare, quindi, tenendo sempre ben presente il livello di crescita fisico e psicologico dei figli, sempre ponendo la sessualità all'interno del discorso più ampio dell'affettività: la sessualità come strumento d'amore, l'istinto sessuale come istinto della trascendenza.
Tutti vogliono crescere, e progettare un futuro ricco per sé e per gli altri; anche gli anziani. Così come è vero che i bambini vogliono crescere.
Da anni si parla di adolescenza protratta; in molti casi è un costrutto culturale.

Bivi esistenziali

Esistono altre vie, quelle del bene che veramente attrae, perché è di per sé un assoluto.
Questa è la sfida attuale che torna a conferire gusto alla vita; il mondo reclama educatori appassionati della vita, che trasmettano questa passione. Non bisogna stare con le mani in mano, ma industriarsi, imparare a perdere (cioè guadagnare) tempo per conoscere la grammatica e la sintassi che i giovani utilizzano, e parlare con loro un linguaggio comprensibile.
Senza invadere o diventare antipatici, è importante conoscere le canzoni che ascoltano con l'mp3, con l'I-pod: quale musica e quali testi.
Facciamo un esempio comprensibile perché appartiene a più generazioni: Vasco Rossi.
È conosciuto il suo parere favorevole alla legalizzazione delle droghe leggere; la coca-cola di Bollicine ne è un esempio, come la maglietta di San Siro 2003. Al contempo, Vasco ha scritto testi e musiche leggibili da chi le ascolta come poesie d'amore: Albachiara, Una canzone per te, ecc. Come interpretarlo? Come mettere insieme le cose?
I giovani hanno dimostrato di parlare il suo linguaggio. Molti dicono di aver trovato lo stimolo per "andare avanti" ascoltando E adesso che tocca a me. Chi vuol far crescere i giovani deve leggere queste grammatiche e sintassi e, con attenzione critica ai contenuti, spiegare cos'è amore. I genitori possono utilizzare la grammatica e la sintassi utilizzati dai grandi trascinatori per proporre ai figli contenuti forti. Il che non significa ascoltare tutto Vasco, ma intuire le corde interiori che lui suona, per parlare ai figli un linguaggio idoneo, partecipe della medesima magia, ancorato alla bellezza del reale.

Il plus-amore

Un trascinatore, grande pensatore, Giovanni Paolo II, ha scritto cose meravigliose sull'amore, trovando grammatica e sintassi giuste per parteciparle ai giovani, così come sta facendo Benedetto XVI.
«Questo è il corpo», dice Giovanni Paolo II: «testimone della creazione come di un dono fondamentale, quindi testimone dell'Amore come sorgente, da cui è nato questo stesso donare» [5].
Questo è amore.
Può sbocciare, fiorire, l'amore vero, con tutte le sue sensazioni d'assoluto, ricche perché anch'esse vere, dove l'Io incontra un Tu e vi si dona ricevendolo in dono. Allora la corporeità è relativa all'assoluto, con propri strumenti linguistici e con una teleogicità propria, perché eterna e quindi davvero partecipe dell'amore; l'amore che non è "per sempre" non è amore.
Così come la corporeità era patologicamente relativa alla falsa sensazione di assoluto provocata dall'alcool, dalla droga, dalla malattia trasgressiva quasi cercata, o dalla somma di questi elementi.
L'amore da fisico può e deve divenire psico-fisico, per poi trascendersi e divenire spirituale, dove lo spirituale assume in Sé lo psicologico e il fisico, e in fine auto-trascendersi per raggiungere l'Assoluto altro.
In questo, amare acquisisce una plusvalenza, e può essere definito plus-amore.

Conclusioni

Il senso di colpa non è il complesso di colpa. Dal complesso di colpa è meglio stare lontani. Il senso di colpa, come lo definiscono certi autori, è la sensazione che mi dice se la cosa che ho fatto, o che sono in procinto di fare, è buona o cattiva. E ci vuole; se vogliamo farne a meno, spariscono i cartelli indicatori e perdiamo la via. Ma il senso non può sopravvivere da solo; deve essere relativo a valori e principi. Se assolutizzato diviene anch'esso patologico.
Possiamo guardare al futuro con speranza e ottimismo.
Contro la colpevolizzazione o la de-colpevolizzazione, siamo chiamati ad assumerci la nostra responsabilità e a dare responsabilmente ai ragazzi spazio per forgiare la propria responsabilità. Le generazioni devono capirsi per concrescere.
La pratica spirituale è modello pedagogico-educativo. I grandi educatori italiani ce l'hanno detto e ridetto. Basti al proposito, pensare, ancora una volta, a don Bosco e al suo metodo preventivo.
La pratica spirituale, nella preghiera e nella carità, nella materialità spirituale dei sacramenti, comprende in sé il trascendente, lo stupendum in senso assoluto e la realtà delle cose.
Le stesse cose rimandano allo stupendum assoluto, per cui la vita diviene una grande avventura degna di essere vissuta fino al suo ultimo, significativo respiro.

(Istituto Elvetico Salesiano - Lugano, 23 aprile 2009)


NOTE

1 Non divagheremo, anche per ragioni di spazio, ma conviene davvero rifletterci.
2 Se sono all'assoluta ricerca dell'accettazione altrui, infatti, ogni mia azione si vincolerà alla legge dell'implicito sì o no altrui.
3 La Legge non può accontentarsi di qualche morto in meno e cantare vittoria. Da questo punto di vista in Italia si può fare molto di più.
4 Appositamente non entro qui nella diatriba positività al virus HIV e AIDS, perché se ne stanno sentendo di tutti i colori, al di là di ogni limite.
5 GIOVANNI PAOLO II, L'amore umano nel piano divino, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 1980, pp. 67.

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